Kitab al-Diryaq
Theriaque de Paris

Le più antiche ricette per il theriaca

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ms. Arabe 2964
Bibliotheque Nationale, Parigi (Francia)

Manoscritto miniato su pergamena, 1198, 36 carte, 28,5 x 37 cm, edizione limitata di 999 esemplari. Commentari in Italiano-Spagnolo-Tedesco o Inglese-Francese-Arabo.

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Aboca Edizioni, Sansepolcro (Italia)
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Questo affascinante manoscritto descrive la teriaca, l'antico medicinale utilizzato inizialmente nella cura dei morsi da serpenti o animali selvaggi (dal greco, thèrion) e poi impiegato ampiamente come panacea di ogni male. Opera di Muhammad ibn Abi al-Fath datata 1198, il manoscritto include immagini di piante medicinali utilizzate per le diverse ricette dei più importanti medici della tradizione greca, come Galeno di Pergamo o Andromaco.

Françoise Michau, Professore di Storia Medievale Islamica all'Università di Paris-Sorbonne

Theriaka, la medicina per ogni male
Scrittura araba

I diversi ingredienti utilizzati per comporre il medicinale aumentarono progressivamente con il passare dei secoli fino a superare il centinaio. La teriaca nacque nell'antichità greco-romana e si diffuse anche grazie alla cultura islamica. Il manoscritto parigino è il più antico ed affascinante di tutte le versioni esistenti oggi (si conoscono manoscritti nelle biblioteche di Beirut, il Cairo, San Pietroburgo e Vienna). Conservato alla Bibliothèque nationale de France sotto la segnatura ms. Arabe 2964, il trattato è conosciuto anche come Kitâb al-Diryâq di Parigi e non contiene solo le ricette della teriaca ma anche un'avvincente serie di racconti e aneddoti che riguardano nove medici greci dell'antichità che avevano contribuito allo sviluppo del medicamento.

Nove maestri della medicina dell'antichità
Antico medico greco

L'esemplare di Parigi, in lingua araba antica con appunti in persiano, consta di 36 carte (72 pagine), arricchite da magnifiche miniature con motivi tradizionali arabeggianti. Le pagine di introduzione (1-5), decorate e disegnate, sono riservate all'indice generale e precedono due stupefacenti pagine di frontespizio (6-7) dedicate alla luna e ai suoi miti di astrologia e magia. Le pagine calligrafiche a seguire (dalla 8 alla 49) sono delle singole opere d'arte, dove anche la scrittura cufica diventa un motivo di decorazione.

Dopo aver ripetuto più volte il titolo dell'opera, si passa ai ritratti dei nove eruditi medici (Andromaco il Vecchio, Eraclide, Filagrio, Proco, Pitagora, Marino, Magno d'Emèse, Andromaco il giovane, Galeno) con le relative ricette per comporre la teriaca e alla narrazione di quattro aneddoti (riguardanti Andromaco il Vecchio, Eraclide, Filagrio e Proco). La lunga presentazione delle categorie dei serpenti velenosi e della "carne di vipera" è legata alla figura di Andromaco il Giovane. Seguono dodici pagine (dalla 50 alla 61) con l'illustrazione delle piante utilizzate nella preparazione della teriaca: fra queste la rucola, la liquirizia, il cardamomo, l'oppio, il pepe bianco, l'incenso, il cappero, l'acacia, la valeriana, il pepe nero, l'aglio, il porro selvatico.

L’edizione in facsimile
Kitab al Diryaq, edizione in facsimile

La Thériaque de Paris in facsimile è stata prodotta da Aboca Edizioni utilizzando le più moderne tecnologie. Contiene 72 pagine di 28,5 x 37 cm. Il commentario, tradotto in sei lingue (due versioni disponibili: Italiano-Tedesco-Spagnolo o Inglese-Francese-Arabo), è opera di cinque esperti arabisti: Jaclynne Kerner, storica dell'Arte Orientale della California State University Long Beach, presenta Una ricostruzione descrittiva e una catalogazione del Kitâb al-Diryâq di Parigi; Marie Geneviève Guesdon, bibliologa della Biblioteca Nazionale di Francia, traccia una precisa Storia del manoscritto e presentazione codicologica;

Oleg Grabar, professore di Arte Islamica presso le Università di Princeton e Harvard, inquadra l'opera nel suo contesto storico e letterario e compie un'analisi artistica delle decorazioni; Francoise Micheau, docente di Storia Medioevale dei Paesi dell'Islam alla Paris-Sorbonne, espone l'utilizzo del medicamento nel mondo greco-romano e in quello arabo; infine Anne Caiozzo, arabista dell'Università Paris-Diderot, dedica la sua monografia all'analisi dello splendido frontespizio.